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mercoledì 7 dicembre 2016

Il Processo a Calabrone: Uno Sbaglio nato per Sbaglio (ASCW Classic #35)

Il Processo di Calabrone (traduzione letterale dal titolo originale The Trial of Yellowjacket) è uno dei punti più alti delle storie dei Vendicatori e del fumetto di genere supereroistico, ma allo stesso tempo, anche uno dei più bassi per uno dei suoi membri fondatori: lo scienziato Hank Pym, personaggio che negli anni ha assunto diverse identità da supereroe, tra cui l’attualmente celebre Ant-Man e quella, per l’appunto, di Calabrone, anch’essa celebre per la reputazione costruita proprio grazie a questa storia. Storia, quella de Il Processo a Calabrone, diventata involontariamente famosa. 


Pubblicata tra il 1981 e il 1983, la storia venne scritta e disegnata prevalentemente da Jim Shooter e Bob Hall – anche se in seguito la storia sarà continuata da altri – iniziando il suo corso su Avengers #212 e finendo su Avengers #230, trattando principalmente dell’esaurimento nervoso di Pym, crollo psicologico che lo portò a comportarsi in maniera oltre modo riprovevole, mettendo a segno sbagli che lo perseguiteranno per tutta la sua carriera editoriale: primo fra tutti, il celeberrimo schiaffo ai danni della moglie Janet Van Dyne/Wasp.


L’arco narrativo portò diversi benefici al franchise Vendicativo, ma anche al comicdom Statunitense in sé, “depotenziando”, prima di tutto, l’immagine degli Eroi Più Potenti Della Terra. Nonostante i Vendicatori continuarono (e continuano oggi) a sembrare esseri potentissimi dotati straordinari poteri/abilità fuori dal comune, agli occhi del lettore cominciarono a sembrare non più delle irraggiungibili divinità, ma delle persone comuni con problemi, preoccupazioni e nevrosi terribilmente umane: semplicemente, si differenziavano dal pubblico che gli leggeva solo per aver scelto un mestiere non esattamente da ufficio e poco alla portata di tutti. Di conseguenza, se le azioni di Hank Pym influenzarono tutto il team, potete immaginare che effetto fecero sul diretto interessato, il quale ricevette spessore e tridimensionalità grazie alla delineazione di una sua caratteristica poco sviluppata: il suo “super problema”; se per Tony Stark è l’alcolismo e il cuore malandato, per Pym sarà invece un complesso di inferiorità grande quanto la California, problema mai veramente affrontato, represso più volte e sfociato in una pesante crisi d’identità che ha portato il personaggio prima alla schizofrenia, poi alle violenze su Janet.

Terzo e ultimo (ma non ultimo) beneficio che Il Processo di Calabrone apportò, fu proprio la coraggiosa scelta di aver mostrato un atto di violenza casalinga in segno di denuncia sociale della stessa, portando ulteriore prestigio ai fumetti, proprio perché si facevano carico di tematiche e denunce sociali spesso poco affrontate. Inoltre venne addirittura analizzato e mostrato il seguito della faccenda, mostrando i due divorziare ed essere intrappolati in un vortice vizioso fatto di continui tentativi di scusarsi da parte di Pym, e di scuse mai accettate fino in fondo da parte di Janet. Del resto, gli anni ’80 erano gli anni del Revisionismo e Decostruzionismo del Supereroe, e più di ogni altra cosa, si cercava di umanizzare sempre di più la figura del supereroe e dar loro una personalità molto vicina a quella umana. Non doveva per forza rientrare nei gusti dei lettori, ma doveva quanto meno descrivere i problemi quotidiani di una persona che, nella vita reale, avrebbe potuto tranquillamente incontrare, delineandone pure le dirette conseguenze. The Trial of Yellojacket riuscì perfettamente nell’intento, anche se, non era così che dovevano andare davvero le cose


Il 29 Marzo 2011, Jim Shooter pubblicò sul suo blog un post in cui spiegava i retroscena dietro la tavola madre della storia, rivelando ai propri lettori come le sue intenzioni furono profondamente diverse da quelle che poi finirono su carta. Qui sotto ve lo abbiamo tradotto.

“Nel 1981 scrivevo sui Vendicatori. Hank Pym/Calabrone era sposato con Janet Van Dyne/Wasp e le cose non andavano bene già da molto tempo. Prima di imbarcarmi sulla storia che portò alla fine del matrimonio tra Hank Pym e Janet Van Dyne, rilessi ogni storia in cui comparvero entrambi i personaggi. La storia di Pym era più che altro un concentrato di fallimenti in cui si trovò spesso e volentieri a cambiare il suo ruolo, passando repentinamente da scienziato a eroe a seconda dei casi, poiché non era capace di fare bene nessuna delle due cose. Oltre a non essere mai stato il Vendicatore che fece in qualche modo la differenza, era pure il primo che veniva puntualmente messo a ko o catturato. Il suo più grande “risultato”, fu quello di aver creato Ultron. Nel frattempo, la sua bellissima e ricca moglie di successo, riusciva in tutto quello in cui si cimentava. Addirittura lo punzecchiava, svolazzandogli intorno e dicendogli cose che minavano il suo ego. 

Mentre stavo sviluppando la trama, discussi la potenziale patologia del loro rapporto con uno psicologo che trovai fortuitamente accanto a me in un volo di cinque ore. La storia aveva senso, pensò. Così decisi di continuare su questa strada. Intanto che la storia procedeva, ricevetti un grosso ammontare di lettere cariche di odio da parte dei fan. La cosa mi preoccupò abbastanza e chiesi a Stan cosa ne pensasse. Disse che ricevette lo stesso tipo di posta negli anni ’60 per quanto riguardava la travagliata vita romantica di Peter Parker. Mi chiese come andavano le vendite del mensile Avengers. Erano infatti aumentate di 10.000 copie per numero. Stan mi disse che i lettori tenevano a Hank e Janet come se fossero persone reali, ed erano ovviamente preoccupati per loro. Questa era la chiave. E lui disse: <Non preoccuparti per le lettere.>

Il quel numero (il #213, mi pare) c’è una scena in cui Hank, in preda alla frustrazione e alla disperazione, strattona accidentalmente Janet, come se il gesto stesse a significare un “stammi alla larga” mentre quest’ultimo non la guardava. Bob Hall, che aveva sicuramente imparato da Sal Buscema ad enfatizzare estremamente ogni azione, trasformò quella spinta in un manrovescio! Non ci fu il tempo per ridisegnarla, così, ecco come si è arrivati alla tragica storia di Hank Pym e a quella in cui picchia la moglie. Quando il numero uscì, Bill Sienkiewicz venne da me adirato dal fatto che non gli chiesi di disegnarla! Pensò che l’errore di Hall fosse il vero intento della storia e venne coinvolto così tanto dalla trama che volle avere l’occasione di prenderne parte. Tra le altre cose, ero troppo impegnato per finire la storia*, così da quel momento affidai a Roger Stern il compito di concluderla. Penso che fece proprio un ottimo lavoro. E’ uno scrittore eccellente e non gli venne mai riconosciuto il credito che meritava.”

*NDR: Shooter ricoprì il ruolo di editor-in-chief della Marvel dal 1978 al 1987, per questo non ebbe tempo di finire la storia, poiché i suoi impegni di editor si accavallavano con quelli di sceneggiatore.

Presto detto, il sito web Bleeding Cool entrò a conoscenza della dichiarazione e il 1° Aprile del 2011 creò un post in cui non solo riportava le dichiarazioni di Jim Shooter, ma anche le dichiarazioni del disegnatore Bob Hall al riguardo come contraltare, che qui vi riportiamo tradotte.

“Non ero a conoscenza dell’opinione di Jim sulla storia. Non ha mai detto che non gli piaceva la vignetta dello schiaffo – d’altro canto, non gliel’ho mai chiesto. Di certo non avrei disegnato quella vignetta nemmeno due o tre anni dopo e di sicuro con in quella maniera. Ma in tutto questo, ci sono delle cose da tenere conto.

1. Non mi piaceva la storia. Non odiavo lo stile di Jim o la trama o lo sviluppo dei personaggi, ecc. E ‘solo che stavo per disegnare i Vendicatori e l’idea dell’esaurimento di Hank Pym non mi faceva impazzire. Ho cominciato la mia carriera relativamente presto e volevo disegnare i Vendicatori che ho amato. Qualche anno più tardi avrei colto al volo l’occasione, ma non in quel momento. Ciò significa che non ho avuto affinità con la storia e che avrei dovuto rifiutare, o almeno discutere con Jim. Ma non l’ho fatto. Stavo cercando di essere un professionista e fare il mio lavoro.

2. E non ero così professionista fino a quel punto. Ero un fan con una certa abilità. Non avrei potuto disegnato la vignetta nel modo in cui Jim voleva. In effetti, mi ricordo di aver ridisegnato qualche particolare più volte – ma non per Jim, ma perché non mi piaceva il risultato. La vignetta definitiva è stato il punto in cui ho rinunciato e ho pensato: “So come fare dell’azione alla Marvel, quindi la farò così, anche perché non saprei come farla diversamente”. Questo particolare incarico – la storia Hank Pym, mi ha convinto che avevo bisogno di migliorare il mio stile. Ho iniziato a prendere lezioni di disegno, nel tentativo di essere in grado di fare qualcosa di più sottile rispetto alla roba pseudo Buscema/Kirby che stavo facendo e che stavo facendo pure male. Non ero semplicemente in grado di fare quello che volevo fare. Credo che quando disegnavo sullo Squadrone Supremo stavo facendo alcune cose che almeno sembrava avere qualche umanità.

3. E sullo Squadrone Supremo diventai pure lentissimo. Realizzai che i fumetti sui gruppi erano al di là delle mie capacità. Mentre disegnavo sui Vendicatori ero anche peggio e, cercavo sopratutto di tenere il passo con Jim. Non mi ricordo, ma mi pare che uscì pure in ritardo il numero. 

4. Non ho alcun ricordo di come la vignetta venne descritta nella sinossi ma il Metodo Marvel si rifaceva molto a quello di Stan Lee. Allora la vignetta la interpretai in un modo, ma se oggi la guardassi nuovamente la farei in modo diverso. Non so dire se Shooter mi avrebbe chiesto di ridisegnare la vignette se ce ne fosse stato effettivamente il tempo.

Spero che questo chiarisca un pò le cose. Non ho rimostranze verso la storia – ho fatto del mio meglio poi – ma in questo caso, non metto in discussione la storia di Jim.”


Che abbia più ragione Shooter o Hall, questo non ha importanza. Le dichiarazione dei due veterani dei comics ve le abbiamo riportare per amor di completezza e lasciamo a voi il compito di decidere chi dei due abbia ragione. Quello che ha importanza, è che un piccolo errore o una più personale interpretazione della sceneggiatura, ha dato vita ad una racconto che ha fatto la storia. Il Processo di Calabrone non è solo un pezzo di storia per l’importanza che avuto nella vita di Hank Pym, dei Vendicatori e del Revisionismo e Decostruzionismo del supereroe degli anni ’80, ma anche a dimostrazione di qualche delle superficiali piccolezze, a volte, fanno la differenza.

- Symo

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