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venerdì 24 giugno 2016

Batman: The Killing Joke - la recensione (Baloon Central #71)

Dopo la grande iniziativa de I Supereroi Uccidono, facciamo che ci spariamo una serie di recensioni tranquille tranquille incentrata su una pilozza di fumetti di cui volevo parlare da tipo una vita. Oggi, tocca a BATMAN: THE KILLING JOKE.





Dati Generali:
Testi: Alan Moore
Disegni: Brian Bolland
Anno di Pubblicazione: 1988
Etichetta: DC Comics
Prezzo: 13,95 €

Trama:
Secondo quella macchina impazzita di follia conosciuta come Joker solo una pessima giornata divide una persona sana di mente da uno psicotico. Rilasciato ancora una volta dal Manicomio Arkham, il Joker è libero di dimostrare la propria teoria. E ha scelto quali cavie il miglior poliziotto di Gotham, il commissario Jim Gordon, e la sua bellissima figlia Barbara. Batman dovrà fermare il suo arcinemico prima che il regno di terrore che ha costruito inghiotta per sempre alcuni dei migliori amici dell´Uomo Pipistrello. Riuscirà una volta per tutte a fermare il ciclo infi nito di violenza che lega le due icone di Gotham City?

Il mio Parere:
A mio parere, una delle cose migliori che Alan Moore abbia mai fatto, oltre che una delle sue opere un pò sottovalutata. Nel senso che quando si parla delle sue creazioni si tende di più a parlare di V Per Vendetta o Watchmen, questa passa quasi inosservata. Per fortuna che la rispolveriamo un pò noi. Ce ne è di roba da dire, e siccome quando si parla di opere che hanno cambiato la storia e che sopratutto mi sono piaciute così tanto, tendo a perdermi e a non tenere un filo conduttore saldo. Quindi, andiamo per punti.

Caino & Abele: Uno degli aspetti più interessanti è il dualismo Batman/Joker che Moore non solo fa notare al lettore ma che approfondisce in una maniera molto intima. Entrambi realizzano che non si conoscono e che non hanno apparente motivo per combattersi, ma i due si odiano e da prima che avessero il primo motivo per avere rivalsa su uno o sull'altro, l'uomo pipistrello e il criminale si danno battaglia, come soldati che combattono una guerra di cui hanno dimenticato il motivo per cui è scoppiata e da quale parte stanno. Questa relazione tra di loro è brevemente citata anche in The Dark Knight, con i suoi cambi per renderla più cinematografica.


Le Origini: Come un bambino chiamato alla lavagna per dimostrare alla maestra che ha fatto i compiti, Joker vuole dimostrare la sua teoria radicata in una violenta furia. In una delle scene più agghiaccianti del fumetto, il Joker spara a Barbara Gordon, spogliandola del dono delle gambe e della dignità per dimostrare la sua teoria su Jim Gordon, per dimostrare che una giornata sbagliata può distruggere anche l'integrità di un uomo retto e giusto come lui.


Alan Moore qui si pone una domanda legittima quanto semplice: qual'è il motivo della sua furia? Per anni ci siamo accontentati di vederlo come il ritratto della follia, senza mai chiederci le possibili ragioni della stessa. Moore si fa carico di questa mancanza, proponendosi di analizzare, attraverso un lungo flashback (alternato con la storia principale), la vita dell'uomo dietro la maschera del pagliaccio, anzi, l'uomo esistito prima di quella maschera. The Killing Joke tratta anche di questo, di spiegare le origini di un personaggio che a 70 anni dalla sua creazione ancora fa parlare delle sue origini poco chiare a cui qui Moore accompagnato dalle splendide matite di Brian Bolland ci da la sua versione...e ci troviamo così di fronte a un uomo che ci disarma con la sua normalità; marito innamorato e devoto, padre attento, lavoratore disperato, abituati a un mostro di innata malvagità, ci risulta difficile odiarlo, dopo averlo visto così, poichè il calore umano è così rassicurante che sembra quasi che la vita abbia un senso. 

Ma come Alan Moore stesso dice: "Quelli che credono nella teoria del complotto sono solo persone che vogliono sentirsi in qualche modo al sicuro dalla disarmante verità che la vita è caotica e senza alcun controllo", cose che si vede anche qui con la morte della moglie, avvenuta così, all'improvviso. Quanti sopportano tale veduta? La verità spesso cammina mano nella mano con la follia follia, e la vita altrettanto spesso non ha pietà, neanche della morte. Un gesto criminale votato a nobili ideali diviene una coazione a usura e il crimine deve riscuotere il suo debito dalla coscienza e l'ironia della sorte va a privare un mezzo iniquo del proprio fine. Ecco come un disperato diventa un criminale.

Il Teorema: La teoria del Joker, su come una giornata storta possa cambiare una persona, funziona sul personaggio più ovvio ma allo stesso tempo, più inaspettato. Inconsapevolmente funziona a metà su Barbara Gordon, che nonostante Joker ignorasse la sua identità mette comunque fine alla carriera di Batagirl...ma la sua determinazione le permetterà di reinventarsi come Oracolo e non cadere nella rabbia assoluta. Fallisce nel dimostrarla a Jim Gordon, nonostante tutto il dolore e le umiliazioni fisico/emotivo che subisce, non cede al pagliaccio del crimine e torna più forte e deciso di prima. Inaspettatamente, questa teoria, si rivela esatta su Batman: entrambi sono vittime delle ingiustizie casuali della vita e uno la negazione dell'altro. Entrambi, quando decisero di assumere le loro nuove identità, per entrambi era chiaro che la cosa che l'aveva spinto a farlo era un evento traumatico all'interno di una "giornata storta". Questo, tra l'altro va a rafforzare il legame tra i due: Joker crede che il mondo sia caotico e irrazionale, mentre l'altro continua a lottare per redimere la società e dare speranza. 

Il Joker è il pagliaccio del mondo e giullare di corte il giullareche ride della propria società, che la ridicolizza e ne porta alla ribalta l'insensatezza dei valori. Batman percepisce dentro di sé la correttezza delle motivazioni del suo nemico, lo sente e lo ha provato sulla sua pelle. Ma per una fanciullesca promessa, egli crede in "fiabeschi" valori come l'onore, dignità, rispetto, ideale, speranza, giustizia, dovere...ma del resto, è sempre meglio credere che esistano le favole che non credere a nulla. Forse ciò che frena Batman dal fare una scelta del genere è il suo sentimento di "debito" nei confronti dei genitori. Con una scelta egoistica quale quella della rinuncia a ogni ideale, Bruce verrebbe meno alla promessa che da bambino, forse ancora inconsapevole della vita, fece sulla tomba dei propri genitori. E in virtù di quella infantile promessa, per tutta la vita Batman continuerà a credere che esistano le favole; da bambino che si rifiuta di crescere. Joker è al contrario l'adulto: la sua scelta, la sua logica, sono mature. Qui, riassunto con uno spezzone del fumetto. 


Conclusione: 
Consigliatissima a chiunque e obbligatoria per chi si professa lettore accanito di fumetti. L'eroe e il suo nemico, la tesi e l'antitesi, messi a confronto e a nudo con le rispettive storie, si sco­prono fin troppo simili, si scoprono facce della stessa medaglia e figure della stessa carta. Il villain più carismatico della storia del fumetto e Batman sono entrambi consapevolmente folli e come tali si relazionano con gli altri in maniera non convenzionale, ma mentre l'uno accetta passivamente la realtà che lo circonda, l'altro costringe la sua vita ad avere un senso. Un capolavoro del fumetto Americano e mondiale ed ennesima prova che Alan Moore è uno degli autori più influenti e rivoluzionari del mondo del fumetto dove il messaggio portante è chiaro e lampante come il sole: "Ho dimostrato che non c'è alcuna differenza tra me e chiunque altro-basta una giornataccia per trasformare l'uomo più sano del mondo in uno svitato! Ecco quanto disto dal mondo: solo una giornataccia!" come dice il Joker. Forse la vera barzelletta, la vera mortale barzelletta, è proprio questa.


- Symo

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