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giovedì 21 aprile 2016

Cowboy Bebop: Il Finale

Oggi, dedichiamo l'intero post all'emozionante The Real Folk Blues: il finale della serie animata di Cowboy Bebop.


Dopo averlo annunciato nel post dove ho raggruppato tutte le citazioni musicali all'interno del cartoon, avevo promesso di parlare del finale della serie, poiché ho realizzato che The Real Folk Blues è uno dei migliori finali esistenti al mondo per una serie infinita di motivi. Ma siccome tutti quelli che leggono (e sopratutto, chi scrive) ha una vita e non può passare il suo tempo a leggere le stronzate che pubblico, ho ristretto il cerchio e quelli che andrò ad elencare saranno solo i motivi più importanti. Starei qui una settimana a parlarne, ma la frase: "S'è fatta 'na certa" arriva sempre, alla fine. Prima di cominciare, però, una premessa: il seguente è un post per tutti quelli che hanno già visto il finale e concluso la visione della serie, ergo mi permetterò di fare un pò di spoiler. Chiunque non rientri nei due insiemi citati sopra, chiudete questa pagine, aprire il vostro sito streaming di fiducia e cominciate seduta stante a guardarvi la serie. Tutti gli altri mi seguano.


The Real Folk Blues
Cowboy Bebop - Episodio 25 & 26


Sappiamo tutti quanto questo anime sia una totale figata. Sappiamo tutti quali sono i suoi grandi pregi, primo di tutti, quello di essere ambientato nello spazio; all'apparenza sembra una location un pò insulsa e messa li a caso...che, insomma, digiamogelo: l'elemento "space" ha poca importanza nella trama, ma solo perchè non è quella la sua vera funzione. Lo spazio è solo un'espediente narrativo originale per permettere alla vasta gamma di generi da cui il cartoon prende spunto di convolare a nozze, una zona franca fra il crime, il noir, l'hard-boiled, il thriller, lo spaghetti western e addirittura l'horror. Con la scusa dello spazio, con la scusa che le trame sono ambientate in tutti i pianeti del sistema solare, si può affiliare uno dei generi a un pieneta specifico, così da far girare la trama intorno a quel genere, trasformando Cowboy Bebop in una forumla variegata ma al contempo originale e che non stanca mai, dato che mantiene sempre il suo elemento trainante. E credetemi, per pensare una cosa del genere devi essere un genio. E nel caso Shinichirō Watanabe non lo sia, allora ha preso una droga molto buona. Già da questo si può facilmente capire come l'anime sia almeno una decina di spanne sopra ai colleghi anime dell'epoca e delle generazioni future e passate;  è così avanti, che si colloca addirittura in una posizione tutta sua. Come recita una frase mandata durante l'intermezzo di un episodio (non ricordo quale, perdonate): "And the work which has become a genre unto itself shall be called: Cowboy Bebop". E mai frase fu più azzeccata di questa per descrivere il cartoon tutto. Anzi no, c'è una frase più azzeccate di questa, una frase che dura 40 minuti e divisa in due episodi: The Real Folk Blues, il suo finale.

La serie, all'esterno, avrà anche un tratto Jazz; le location, le musiche, gli ambienti, tutte caratteristiche tipiche del Jazz..ma l'anima dentro il cartone è fottutamente Blues, su questo non ci piove. Lo si capisce dalle conversazioni, dal carattere dei personaggi, dai vari botta e risposta, dallo sviluppo delle scene e anche negli episodi divertenti, quelli dove il lato humoristico dell'anime prende il sopravvento. Anche in quelli si riscontra sempre quella triste malinconia che, a volte in modo velato e altre in maniera fin troppo esplicita, trapassano Cowboy Bebop come un coltello che trapassa una lattina piena, facendo uscire (a volte piano, a volte forte) quel sorrisino di sufficiente amarezza, quella fredda rassegnazione all'evidenza, quella sconsolata lucidità che ci fa immergere nel mondo dei nostri pensieri, quel deprimente paradosso tra la voglia di dimenticare il proprio passato ma sfruttarlo (d'altro canto) per tirare avanti. Questo è Blues, e il Blues non è altri che una continua angoscia viva e pulsante, addirittura più viva di noi. Una angoscia di cui vorremmo liberarci, ma che è assuefante e a modo suo affascinante, e dunque usiamo meschinamente per tirare avanti, per avere una scusa che ci spinge a realizzare grandi e piccoli gesti. Questa è l'anima su cui Cowboy Bebop costruisce il suo bellissimo corpo. Un corpo, fatto di 24 episodi, che non sono altro che un continuo circum navigare sul vero obiettivo della serie: gli ultimi due episodi, la sua fine.


E forse è per questo che siamo un pò tristi nel guardare The Real Folk Blues: perché il cartone non ci mente, è sincero e ci dice in tutta la sua schietta (ma dolce) onestà quel'è il vero obiettivo di questo viaggio animato, un obiettivo che è alla fine lo stesso del nostro viaggio esistenziale: la sua fine, l'arrivo a destinazione, il compimento della nostra "missione". Perché va così tanto di moda quella citazione che dice il divertimento stesso sta nella durata del viaggio e non nel raggiungimento della meta? Perché mentre viaggiamo possiamo prendere tante strade alternative, possiamo cambiare il nostro itinerario e intraprendere dei fuori programma amichevoli giusto per aumentare la nostra esperienza. E' questo che ci fa capire l'ultima avventura di Spike Spiegel e la sua cumpa: che il vero obiettivo della vita è la morte, che il vero motivo del perché si inizia una storia è poterla finire, così che tutto quello detto nel mezzo acquisti finalmente senso. Senza nulla togliere al fatto che durante lo svolgimento ci si può divertire alla grande e provare una vasta gamma di emozioni gratificanti e non...che però, prima o poi, devono arrivare ad una conclusione. Ci sono pochissime cose al mondo la cui bellezza diventa più bella e affascinante in maniera esponenziale alla sua durata, cioè nel fatto che più durano e più è divertente viverle...ma sono davvero pochissime cose. Tutto il resto, è bello, ma perché finisce.

Questa cosa viene fuori anche dal titolo, mica si chiama The Real Folk Blues a caso, eh (scusate se continuerò a ripeterlo per un pò, ma è un nome dannatamente bellissimo). Di certo non è bellissimo realizzare questa cosa, che lo scopo ultimo di una esistenza è il momento in cui finisce, è di sicuro una consapevolezza che comporta un certo peso...ma cosa non lo è, alla fine? Cosa non è un peso? Questo Cowboy Bebop lo sa, di fatti a fine episodio compare la scritta: "You're Gonna Carry That Weight". Una volta finita la visione, lo si capisce: il finale è stata la prima cosa a cui si è pensato, il resto poi, è stato tutto scritto a partire da li. Ed è per questo che è così bello. L'intera serie è un continuo rimbalzare su un destino inevitabile (Per il protagonista era fare i conti con il proprio passato, un passato che ha ritagliato e buttato via, ma che poi è tornato a gridare vendetta), un continuo insistere su concetti, sviluppi e promesse che quando si presentano alla fine, parlano da sole.  Spike che cerca la sua Julia, quando si ritrovano, è una scena che parla senza ulteriori conversazioni orchestrate...e quando muore, non si fa altro che rafforzare il discorso fatto fino ad adesso. Altro punto a favore del finale è proprio questo: ogni scena si commenta da sola, senza bisogno di ulteriori e sofisticati commenti (e infatti, se notate, nelle due puntate si parla pochissimo).


Eppure non può essere tutto qui, no? Molti si rifiuteranno di credere che tutto il senso delle cose sia nella fine...e avrebbe anche ragione. Quasi tutto il senso sta nel "Season Finale" che tutti cerchiamo. In verità io non so qual'è il senso di tutto, ma posso dirvi qual'è il mio: il senso è fare la differenza, fare qualcosa che rimanga impresso, costruire un qualcosa per cui vale la pena trarre qualche insegnamento. The Real Folk Blues fa questo, tramite una premessa lunghissima e una storiella di 40 minuti divisa in due puntate, che suona un pò come il Blues: malinconico, triste, eppure potente, incisivo e divertente. Un Blues un pò come la vita, che ti fa passare dalla tristezza alla felicità in un lampo, tra frasi e situazioni taglienti o sottili barzellette. Forse tutto quello che ho detto adesso sono una marea di stronzate, forse è stato addirittura fin troppo pretenzioso decidere di scrivere qualcosa su questa conclusione, forse questo post sarà quello che farà più schifo di altri che ho scritto, forse sono cose che ho visto solo io, forse non è vero niente. Forse è solo un sogno, proprio come sostengono Julia e Spike, e il sogno alla fine è una balla romanzata che ci racconta il cervello. Ma sapete cosa? Sono arrivato alla conclusione che, benchè prediliga la Verità, quest'ultima non può esistere senza la Menzogna. Meglio la Verità, poco ma sicuro, meglio sempre essere onesti...ma ho realizzato che in questo mondo esistono delle balle di comodo che la gente ha bisogno di sentire, in cui la nostra società ha bisogno di credere. Questo perchè? Perchè è così. Meglio la Verità, sempre...ma il mondo ha bisogno anche di sane e ben orchestrate Bugie, perchè necessita anche queste per vivere e per tirare avanti.

Forse la vita non ha davvero una risposta, forse è davvero la cosa che ha meno senso al mondo, forse è davvero quel sogno che il cartone sostiene che sia. Ma la gente ha bisogno di credere che ce l'abbia e gli episodi 25 e 26 di Cowboy Bebop danno quella che possiamo definire una sua possibile interpretazione. The Real Folk Blues ci regala un gran bel senso da dare alla nostra esistenza: "Isn't such a bad life, if it ends after the first time", tanto per citare la nota canzone da cui prende il nome gli episodi di cui stiamo parlando. Lo riconferma anche il creatore stesso, quando parla del destino del protagonista; alla fine non si capisce se Spike sopravviva o meno...ma l'importante non è quello, il personaggio può anche essere sopravvissuto, l'importate è che (comunque sia andata) la corsa di Cowboy Bebop finisce li, perchè ormai il suo senso l'aveva raggiunto, e raggiunto quel punto l'andare avanti è superfluo...come lo è anche per questo post.  E' solo che mi chiedo: come lo finirò?


Oh, andiamo. Nella sua più logica conclusione: come è iniziato.


- Symo

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