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mercoledì 4 ottobre 2017

La Storia della Cover di Spider-Woman #50

Mentre stavo rileggendo il superbo Occhio Di Falco di Matt Fraction, David Aja e altri artisti assortiti, mi sono imbattuto nel numero #3 della serie, numero dedicato alla carriera di un disegnatore noto a tutti "di nome", ma non di fatto: Eliot R. Brown. Questo autore ha contribuito, negli anni '80 (e non solo) a dare ancora più forma agli eroi della Casa Delle Idee, creando le minuziose e dettagliate schede tecniche che realizzava per illustrare il funzionamento dei gadget, armamenti e veicoli in dotazione ai personaggi Marvel. Oltre ai design, un'altra grande passione di Brown era la fotografia che sfruttò non solo per documentare alcuni momenti di svago all'interno della casa editrice, ma anche per dar vita ad uno dei tanti sperimentali esperimenti bizzarri tentati del mondo del fumetto e che in futuro saranno messi in pratica in maniera forse peggiore (le gimmick cover, brrr...). Ergo, ho deciso di dare un po' di lustro e luce a questo autore, partendo proprio dalle sue Photo Cover, che hanno tutte una storia interessante e particolare dietro. Dopo quella di Amazing Spider-Man #262, continuiamo con la Donna Ragno.


Se arrivate su queste coordinate dopo aver letto il precedente post sulla copertina dell'Uomo Ragno con Scott Leva a fare da modello, posso assicurarvi che, sta volta, non vi troverete davanti un post lunghissimo. La storia di questa copertina è piuttosto corta, quindi, vi va di culo. Nonostante la brevità della storia, vi assicuro che la genesi di questa copertina è comunque interessante. Partiamo dagli inizi.

Mentre la copertina di ASM #262 è la più famosa per via del suo legame con il film (grazie a dio) mai pubblicato dalla Cannon Films, Spider-Woman #50 è - cronologicamente parlando - il secondo tentativo di Eliot R. Brown di usare una delle sue foto come copertina di un fumetto Marvel. Se per la copertina dell'Uomo Ragno l'idea verrà proposta perché il numero parlava di fotografia, sulla testata della Donna Ragno, invece, si cercava di celebrare un triste evento: la chiusura della testata.

Erano gli Anni '80 e di sceneggiatrici di fumetti non ce ne erano tantissime, e se cercano, i casi erano due: o si nascondevano bene, oppure venivano piazzate a fare cose che non permettevano loro di esplodere come volevano. Poi, agli inizi di questa splendida decade che rivoluzionerà il mondo del fumetto, Mark Gruenwald ebbe un idea. Essendo l'allor'editor della testa in cui era protagonista Jessica Drew, Gruenwald ebbe l'intuizione di affidare la serie ad Ann Nocenti: giovane sangue fresco sacrificabile scrittrice da poco arrivata in Marvel, al momento autrice di una sola storia breve. Decise di affidare la testata alla Nocenti non solo perché era giovane e aveva bisogno di fare esperienza, ma sopratutto perché era una donna ed essendo la protagonista della serie anch'ella una donna, Gruenwald pensò che Ann Nocenti avrebbe potuto caratterizzare meglio Jessica Drew/Donna Ragno per empatia femminile. Nocenti accetta e subentra a Chris Claremont dal numero #47 rimanendoci fino alla chiusura con il #50. Come riportato da Sean Howe nel suo libro Marvel Comics: The Untold Story, Mark Gruenwald si espresse così riguardo la sua scelta di mettere la Nocenti su Spider-Woman:

 "No female character has been written 
regularly by a female writer before. 
You'll bring a whole new 
perspective to comics."

C'era però una piccola clausola al riguardo: se Ann Nocenti avesse accettato, la Donna Ragno doveva morire. Sempre Gruenwald ricorda al riguardo:


"I thought, 'Okay, it's just a cardboard cutout; 
it's a girl in a spider suit on a Slurpee cup. 
So I did four issues, and I killed her, 
and then got torrents of email from sad, horrified kids. 

I didn't understand the intense 
bonds that kids have for these characters. 
They're alive, you know? 
That was a real introduction to 
the whole Marvel universe."

E così fu.


In una battaglia contro la strega Morgana LeFay, la Donna Ragno rimane uccisa nello scontro. Così, per evitare che i suoi amici rimangano troppo addolorati e affranti dalla sua morte, Jessica chiede allo stregone Magnus di lanciare un incantesimo che elimini il suo ricordo dalla mente e dalla vita delle persone a lei care, facendo come se non fosse mai esistita. Una volta fatto ciò, se ne va con lui.



Che è un po' come dire: "Mi si è intasato il cesso. Per non fare figure di merda nel caso invitassi qualcuno, brucio la casa". Ma vabbé, son dettagli.

Per dare un po' più di lustro alla chiusura della serie e attenzione alla testata, Eliot R. Brown propone di utilizzare un suo scatto come copertina e l'idea viene approvata dai vertici. Dov'è la fregatura? Che Brown ha in mente delle pose particolari e di realizzare la Photo Cover in un determinato modo, uno fortemente superoistico.

Lo scatto venne fatto dietro un loft di proprietà dell'animatore Bob Camp situato sulla 37° Strada di New York (zona Midtown, più o meno). Come si può notare - del resto, per la venuta di Photoshop dovrà passare ancora del tempo - Brown fece molteplici scatti utilizzando il classico telone bianco (il green screen delle foto, per intenderci) per lo sfondo neutro delle foto, facile poi da togliere e per altri vari ritocchi in post-produzione. Per il collage dei vari scatti, ci pensò Bob Larkin. Siccome il numero presentava anche una gran quantità di antagonisti, Brown chiese gentilmente schiavizzò altri dipendenti della Marvel convincendoli poi a posare come i villain presenti nel numero. Queste persone e rispettivi ruoli vennero poi identificati da Mike Carlin nel libro sopracitato di Sean Howe. Di seguito, vi si riposta la Photo Cover e vi si segnala per filo e per segno chi si travestì da chi e in che punto si trova della foto.

  • Mark Gruenwald era vestito da Spaventapasseri: è in fondo alla foto, circa in centro, armato di falce;
  • Mike Carlin (altro editor della Marvel) era The Needle, quello con il costume bianco e violetto;
  • Werewolf By Night era il colorista del numero in questione Bob Sharen: lo trovate in alto, sotto la lettera W di Woman;
  • Spongebob (non quello Spongebob) era l'animatore Vincent Waller: è quello che si sporge dalla scala antincendio;
  • Gypsy Moth, la tizia con le ali da falena, era la moglie di Mark Gruenwald: Belinda Gruenwald;
  • Tigra era Ann Nocenti: è quella con il reggiseno blu, vicino allo Spaventapasseri e sotto Gypsy Moth;
  • Brian Postman, il disegnatore del numero, è Hangman: lo potete vedere vicino a Warewolf, è il tizio con quelle parti di costume rosso;
  • Il Sudario era Ralph Macchio (anche lui altro editor della Marvel): è quello vicino al tipo vestito totalmente di bianco; 
  • Poltergeist, il tipo tutto bianco, era Jack Morelli, il letterer del numero;
  • Quello vestito di vede, vicino a Poltergeist, era Bob Camp.

La Donna Ragno era invece interpretata da Lynn Luckman, una segretaria della Marvel. E' l'unica nella foto che dovette vestirsi con il costume del personaggio che dovette interpretare, dato che gli altri si limitarono solamente a mettersi in posa; Larkin pensò poi non solo a "photoshoppare il tutto" ma anche a dipingere sopra i vari autori fattezze e costumi dei personaggi che interpretavano. Riguardo alla foto, in una intervista, Eliot R. Brown ne parla un po' ricordando quanto segue: 

"Mike Carlin, Mark Gruenwald and I had been working on A) Mark’s OMNIVERSE #3, AND B) THE OFFICIAL HANDBOOK OF THE MARVEL UNIVERSE, and any time either of us needed to do something for the other, we did it. This was pretty much the way of the office—we would all jump through hoops for each other…this cover is an apex of self-sacrifice—never mind us crawling up and down fire escapes in the dank and the cold! Lynn—an executive secretary from the mythical “11th Floor”—was such a good sport to wear something so spandex-y and form fitting. She had to crouch on crumbly blocks of brick—she was a trooper! 

Now, I cannot recall if we did both shoots on the same day/night. I do know I didn’t take enough pictures at the time—well, I had to buy my own film! I do think Mark got us all some pizza, which paid off the extras. I also remember the shot of Belinda (his first wife) as Moth Person, was blown out because we shot that at the last moment in Camp/Waller’s place with room lighting! The print, cut out and pasted up by Redoubtable Ron Zalme, was worked on to make visual sense by Bob Larkin (major league cover painter). I think I made $75 for this, but spent more on a new, improved lighting kit. Oh yes! And the costumes? All from Mark Gruenwald’s Box O’ Costumes—he had all of these readily to hand!”

Da tutta questa esperienza, venne fuori anche una bella foto di gruppo:


- Symo

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